Esplorare l'alterità, sviluppare empatia

 

A cura di Andrea Lerda

 


La crisi ambientale è uno dei problemi più urgenti che l’umanità è chiamata ad affrontare in questa epoca. Tra le cause alla base dei problemi prodotti dalla specie umana vi è certamente la perdita di empatia verso il mondo che coabitiamo, l’incapacità di "sentire la natura” e la generale inadeguatezza delle risorse emotive dell’homo oeconomicus, vittima di un rapporto parassitario con il mondo e protagonista della cultura del no limits.
La pandemia che stiamo affrontando ha riattivato in molte persone la necessità di rileggere il proprio rapporto con la natura e con la montagna, diventata, in tempi recenti, luogo privilegiato in cui rifugiarsi, spazio in cui rigenerarsi, territorio di cura per il corpo e la mente.

 

La mostra si sviluppa attorno al concetto di “ecophilia”, inteso, secondo la definizione di Ruyu Hung − Professore di Filosofia dell’Educazione presso la National Chiayi University di Taiwan − come idea guida per concepire un nuovo senso di empatia, di legame affettivo e corporeo con il mondo − vivente e non vivente − con il quale coesistiamo. Un traguardo che possiamo raggiungere passando da un pensiero antropocentrico a uno postantropocentrico ed ecocentrico, abbracciando una nuova visione multispecie del mondo, creando nuove narrazioni e costruendo nuove costellazioni di opportunità.

 

Ecophilia è nata grazie a un lungo percorso di ricerca che, nel corso di circa un anno, ha visto coinvolti filosofi, antropologi, esperti di sostenibilità e di cultura della montagna, in dialogo multidisciplinare con gli artisti e il curatore. Il progetto sottolinea l’urgenza di una rivoluzione linguistica, culturale ed emozionale come arma indispensabile per affrontare le sfide odierne e come opportunità straordinaria per aggiornare i nostri paradigmi e la nostra visione del mondo.
L’esposizione − attraverso i lavori di sei artisti piemontesi o legati artisticamente a Torino − propone una serie di visioni che sovvertono l’immaginario tradizionale con il quale osserviamo, sentiamo e ci relazioniamo con la montagna e l’universo naturale in generale.

Le opere proposte in Ecophilia sono sguardi alternativi e inconsueti di relazione con la montagna e la natura e spostano il baricentro dal quale osserviamo, attivando una dinamica di deantropizzazione del pensiero e raccontando la relazione tra la specie umana e l’esteriorità sociale, animale, vegetale o cosmica come un momento di incontro che necessita di essere ripensato. Le visioni proposte chiamano in causa e mettono in discussione processi mentali, culturali ed emozionali, sia sul piano ontologico che evolutivo. 

 

Allargando la visione dal piano artistico a quello sociale, Ecophilia pone le basi per l’osservazione della montagna quale luogo privilegiato per l’”ecopedagogia” teorizzata da Ruyu Hung e per un rinnovamento dei modelli educativi.
Territorio al centro delle urgenze ambientali contemporanee, la montagna del futuro non si pone unicamente come osservatorio in prima linea per l’analisi dei cambiamenti climatici in atto, ma come laboratorio privilegiato all’interno del quale esplorare una nuova relazione empatica con il mondo. Montagna e territori metromontani, per estensione in termini di superficie geografica e per caratteristiche ambientali in materia di ricchezze naturali, si candidano a essere mete future privilegiate all’interno delle quali rifuggire dal riscaldamento climatico, nelle quali vivere esperienze di riconnessione con il proprio Io individuale e collettivo e in cui riscoprire il potere curativo della Natura, spazi straordinari per la costruzione dell’ecophilia e per la cura del mondo.

 

La mostra Ecophilia è nata grazie a un dialogo intenso con gli artisti e mediante il confronto indispensabile con una serie di importanti interlocutori che, a vario titolo, hanno contribuito all’esplorazione di questo concetto.
Un grande ringraziamento va a Cala Cimenti (Carlarberto Cimenti) sportivo, alpinista e scalatore; Paolo Cresci, Direttore Associato, a capo del settore Sostenibilità e Impianti dell'azienda Arup a Milano; Serenella Iovino, Professore ordinario di Italian Studies & Environmental Humanities, University of North Carolina at Chapel Hill; Federico Luisetti, Professor of Italian Culture and Society at the University of St. Gallen; Roberto Mantovani, scrittore e storico dell’alpinismo; Fiore Longo, antropologa e ricercatrice per Survival International, movimento mondiale per i popoli indigeni; Angelo Ponta, giornalista e scrittore; Elena Pulcini - Professore ordinario di Filosofia Sociale presso l’Università degli Studi di Firenze.
I contributi video relativi ai talk tra artisti, curatore e i nomi sopra citati, saranno pubblicati a breve sui canali social del Museomontagna (YouTube, Instagram e Facebook).

 

La mostra sarà accompagnata da un catalogo bilingue con testi di: Andrea Lerda, curatore al Museomontagna, Rosi Braidotti, Philosopher e Distinguished University Professor presso l'Università di Utrecht, Hung Ruyu, Professore di Filosofia dell'Educazione presso la National Chiayi University di Taiwan, Giuseppe Barbiero, Biologo e Professore di Ecologia al’Università della Valle d’Aosta e introduzioni alle opere di Lisa Andreani, Enrico Camanni, Paolo Cresci, Sonia D'Alto, Fiore Longo, Federico Luisetti.