Tree Time
Arte e scienza per una nuova alleanza con la natura.

A cura di Andrea Lerda con Daniela Berta
MUSE - Museo delle Scienze, Trento
30.10.20 - 30.05.21

 

In mostra: Gabriela Albergaria, Emanuela Ascari, Joseph Beuys, Simone Berti, Ursula Biemann e Paulo Tavares, Walter Bonatti, Gabriella Ciancimino, Aron Demetz, Hannes Egger, Sam Falls, Helen Mayer Harrison & Newton Harrison, Jiri Havel, Cesare Leonardi e Franca Stagi, Cecylia Malik, Federico Ortica, Sunmin Park, Steve Peters, Giusy Pirrotta, Craig Richards, Vittorio Sella, Giorgia Severi, Formafantasma, Mali Weil, Museo Wunderkammer.

 

In questo inizio di XXI secolo, l’umanità apre gli occhi sulla gravità della crisi ambientale globale. 
Donne, uomini e soprattuto giovani di tutto il mondo si organizzano e si mobilitano in favore del clima, sottolineando l’importanza di agire tempestivamente.
Il susseguirsi temporale di emergenze concatenate che osserviamo attraverso la lente dei media, sono la testimonianza di un cortocircuito conclamato degli equilibri naturali. 
L’esposizione a condizioni di vita ogni giorno più insicure e imprevedibili, apre alla necessità di immaginare e di configurare nuovi paradigmi del coabitare con il mondo naturale.

 

A circa due anni dalla tempesta Vaia, il Museo delle Scienze di Trento propone una mostra sul tema degli alberi, dei boschi e delle foreste che, attraverso il dialogo tra arte e scienza, si pone come esperienza per osservare, comprendere e riconfigurare la nostra relazione con l’universo vegetale.
Tree Time rappresenta l’evoluzione di un progetto espositivo, a cura di Daniela Berta e Andrea Lerda, che è stato presentato presso il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino a fine 2019. Anche in questa occasione, l’esposizione mette in dialogo i lavori di artisti italiani e internazionali, le Collezioni del Museomontagna, quelle della Biblioteca Nazionale del Club Alpino Italiano, con i contributi teorici di scienziati, ricercatori ed esperti.

Muovendo dalla consapevolezza che la sopravvivenza del genere umano sulla Terra è strettamente legata alla presenza degli alberi e che gli effetti del cambiamento climatico globale hanno attivato un cortocircuito di eventi incontrollabili, Tree Time si pone come un incentivo all’osservazione del pianeta che coabitiamo in quanto corpo vivente fluido; a prendere coscienza dell’impatto che l’interferenza antropica esercita all’interno di ecosistemi naturali interconnessi e a immaginare nuovi modalità di coesistenza per il tempo a venire. Si tratta di una riflessione che parte dal passato e giunge fino al presente, per inventare un futuro sostenibile e migliore.
La mostra non intende necessariamente unire arte e scienza, piuttosto, mettere in contatto due forme di cultura spesso considerate incompatibili: la conoscenza e la ricerca dell’espressione umana, cioe’l’arte, con la conoscenza e la percezione che l’uomo ha del naturale. Entrambi forme di coscienza.

È dunque il tempo della “trans-socialità” e della “mescolanza” (E. Coccia), di una rivoluzione del pensiero collettivo che si faccia interprete di una visione transdisciplinare e di nuove forme di relazione “simpoietiche” (D. Haraway). È il tempo di una meta sensibilità e dell’ascolto, della simbiosi con le altre reti sociali che ci circondano e del dialogo trasversale con tutte le comunità viventi con le quali siamo costantemente in dialogo. È il tempo della cura e della responsabilità, della messa in campo di nuovi modelli di sviluppo e di nuove strategie di progettazione collaborativa con le forze della Natura. 

 

La mostra, articolata attraverso cinque macro capitoli tematici, si sviluppa all’interno di due aree espostive del MUSE ed è supportata da una narrazione di impianto storico-scientifico a cura di Matteo Garbelotto, Direttore presso il Forest Pathology and Mycology Lab di Berkeley e Adjunct Professor presso l’Environmental Science, Policy and Management Department dell’Università della California.
Il percorso espositivo al secondo piano si apre con l’introduzione del concetto di “valore ferale” delle foreste, per il quale, di recente, è stato proposto di considerare le foreste non per ciò che forniscono alla nostra specie, ma per il loro ruolo a livello planetario. Questo e’ un necessario punto di partenza per tessere nuove modalità operative in cui natura ed uomo devono coesistere sia indipendentemente che interdipendentemente l’uno dall’altro.

 

ll tempo della specie umana ‒ le cui dinamiche di crescita, produzione e sfruttamento delle risorse naturali stanno mettendo in crisi la sua stessa sopravvivenza ‒ è messo in relazione con il tempo delle foreste; grandiosi ecosistemi viventi, tra i più evoluti, complessi e produttivi della Terra.
Nel secondo capitolo, l’evento tempesta Vaia (che nel 2018 ha interessato buona parte del Nordest italiano) apre a una serie di riflessioni sulla relazione tra fenomeni meteorologici inediti e global warming, sull’alterazione degli habitat boschivi ‒ accelerata dalle azioni della specie umana ‒ e la comparsa di nuove problematiche fitopatologiche. I concetti di equilibrio e disequilibrio sono l’occasione per addentrarsi nel febbricitante mondo della foresta ‒ fatto di alberi e milioni di altri organismi come funghi, microbi e insetti ‒  e per osservare la differenza tra una condizione di patogenesi naturale, che contribuisce alla rinnovazione di sistemi in equilibrio, e una situazione patogena indotta, fonte di sistemi in disequilibrio che porta al loro degrado e impoverimento.

 

Una serie di immagini legate ai concetti di salute, biodiversità e migrazione delle piante (assistita e no) conducono all’attivazione di uno spazio per il political dreaming e per re-immaginare la relazione con l’alterità. In un’ottica di co-design collettivo e di resilienza, il terzo capitolo della mostra propone quattro azioni fondamentali per una coesistenza proficua tra la specie umana e le foreste.
Nel rimarcare l’albero in quanto essere vivente, il quarto capitolo di Tree Time mostra come la foresta urbana rappresenti un’opportunità unica ‒ assieme alla protezione delle foreste primarie selvatiche rimaste ‒ per rendere più verde il nostro pianeta, contrastare il cambiamento climatico e insegnare alle persone un nuovo concetto di sviluppo integrato intelligente tra naturale e artificiale.

Infine, al piano interrato del MUSE, un focus tematico sull’apparato radicale degli alberi e sul suolo apre una finestra su mondi invisibili che, per il loro essere per lo più sommersi e nascosti, troppo spesso sfuggono al nostro occhio e alla nostra significazione.
Gli alberi collegano l’atmosfera, e quindi l’universo, al Pianeta Terra grazie al loro apparato radicale, che scopriamo essere piu’ complesso, necessario, accattivante e misterioso rispetto alla chioma, libera al vento e visibile ad occhio nudo. È all’interno delle radici e nelle complesse simbiosi sotterranee che molte soluzioni ai correnti problemi ambientali possono essere trovate.  

 

La visita alla mostra Tree Time è corredata da un web catalogue che il pubblico può liberamente consultare tramite il proprio dispositivo mobile. Immaginato come uno strumento di approfondimento, il catalogo raccoglie i testi dei ricercatori e degli scienziati nella loro versione estesa, assieme a una serie di interviste video a esperti e una documentazione dettagliata delle opere esposte.