DIECI PASSI DALL'EROSIONE GENETICA 

“Salvare l’umanità dall'estinzione significa biodiversità agricola. Scambiare e condividere colture, condannare la privativa della produzione, sono un atto di resistenza, di sopravvivenza”.

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Dieci passi dall’erosione genetica è il progetto itinerante di Andrea d’Amore che ha dato il titolo alla recente mostra personale ospitata a Villa Romana, Firenze. L'artista ha presentato parte di un percorso sviluppato negli ultimi tre anni, il cui filo conduttore si trova nelle dinamiche di nutrizione. “I suoi lavori plastici scaturiscono da processi di scambio tra corpi naturali che si nutrono. Il loro fondamento è la terra”, spiega Angelika Stepken. Gli oggetti sono sintesi di relazioni e connessioni, di presenza, di ascolto e collaborazione.

Il cibo è la misura delle cose, confine tra esigenza e bellezza. E’ verso dove si va e da cui si parte. Ci siamo ingegnati a creare, per esigenza di nutrirsi. La cultura nasce dalla sensazione di sazietà. La libertà nasce dalla possibilità di non dover dedicare gran parte della giornata a procurarsi cibo. La libertà rende possibile o una speculazione culturale fine a sé stessa oppure la cultura quale mezzo per trascendere. La rappresentazione è mero mezzo per un percorso spirituale. L’idea è la cellula da cui si sviluppa il reale che è esperienza di un dio in divenire che necessita di conoscersi. L’idea di un’entità superiore onnipotente e perfetta non può che creare esperienze di dominio.

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Andrea d'Amore, Villa Romana, Diecipassi dall'erosione genetica. ph. Ela Bialkowska, OKNOstudio


La logica della finanza del debito ideata per schiavizzarci si impone attraverso la distruzione delle dinamiche di comunità ponendoci uno contro l’altro e cancellando l’immagine della Dea Madre. Distruggendo tale archetipo si creano due sotto archetipi, collegati agli antipodi dal sentimento della paura: l’avidità e l’ostentazione. Questi sentimenti generano il motore delle masse che affannandosi per avere una sicurezza economica alimentano, il più delle volte incoscientemente, il potere. Tali temi sono affrontati nel “compost idee”, scultura di pensiero realizzata per il progetto “Dieci passi dall’erosione genetica” con la collaborazione di studiosi (antropologia Zachary T. Androus, critica d’arte Giorgio D’Orazio, economia Andrea Calzolari, genetica Salvatore Ceccarelli) i quali hanno contribuito con testi non argomentativi ma propositivi e risolutivi circa diverse tematiche: la forza delle idee, i miscugli in agricoltura, la sostituzione dell’ansia da accumulo con relazioni di scambio vere ecc... avviando un primo passo per la creazione di una comunità di pensiero. Il COMPOST IDEE è pensato per non essere archiviato. Per l’urgenza dei temi trattati i concetti contenuti devono essere subito recepiti per poi liquefarli nel terreno (terreno umano), per fertilizzarlo quale compost per le idee. Serigrafia con inchiostro 100% naturale ricavato da estrazione di robbia e acacia, carta 80% sterco di elefante e 20% risone. L’idea di produrre carta con sterco di elefante e risone è di un’azienda in Sri Lanka che acquistando il materiale dai contadini gli permette di vedere l’elefante come risorsa economica sostenibile ed essere più tolleranti alle razzie dell’animale nei campi coltivati.

La custodia della patata Turchesca e la produzione, con essa, di una birra è la parte per il tutto, veicolo non allegorico di salvezza e occasione per percorrere lentamente un cammino scandito dalle stagioni dell’agricoltura, per sensibilizzare alle tematiche urgenti dell’erosione genetica e dei brevetti sugli esseri viventi che potrebbero condannarci a una schiavitù totale e all’estinzione. Tommaso Evangelista inizia così l’introduzione del progetto: “L’operazione messa in atto da Andrea d’Amore con l’opera/azione Dieci passi dall’erosione genetica è una riflessione lucida e complessa sulla perdita di diversità genetica naturale e sullo stato delle politiche agricole viste attraverso il filtro selettivo dell’arte. Il tentativo di resistenza contro la smaterializzazione della tradizione agricola territoriale diviene forma viva e filosofia d’azione, denuncia e momento di sintesi affinché una specie rara, rivitalizzata attraverso un processo di strutturazione analitica del senso, sia capace di creare nuova ricchezza, quindi sviluppi economici, ma soprattutto comunità, ovvero differenti dinamiche relazionali e sociali.”

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Andrea d'Amore, Villa Romana, Diecipassi dall'erosione genetica. ph. Ela Bialkowska, OKNOstudio

Percorrendo a ritroso la ricerca la seconda sala espositiva accoglieva due progetti: “Chimera di Carnevale”, la produzione artigianale di un salume sovversivo e il tentativo di perderne autorialità per creare una tradizione coscienziale e “Odor di brigantaggio” riflessione sulle politiche inquinate legate ai marchi sugli alimenti e stimolo sovversivo attraverso un filo della memoria che arriva fino a ora.

La successiva sala sospendeva la dimensione sociale indagando aspetti maggiormente intimi: “Orme d’anima” è la percezione della forma del vuoto, fragile e mutevole, sintesi di un percorso personale di cura attraverso la terra.

L’ultima sala accoglieva due progetti, anch’essi legati a dinamiche di nutrizione. “Antropocene” è una riflessione su come le azioni quotidiane che diamo per scontate si ripercuotono con un effetto farfalla, ovvero su come il potere è alimentato dalle nostre scelte. Problematizzare l’ovvio restituisce l’attenzione alle conseguenze che ogni nostra scelta quotidiana ripercuote nel mondo. Il registratore grafico composto da carta cotone e sovrapposta carta grafite viene installato su superfici utilizzate in vari contesti sociali. I fruitori ignari, eseguono azioni quotidiane senza sapere che ogni loro movimento viene registrato graficamente. Antropocene si predispone sensibile ad una registrazione delle azioni traducendo queste senza recitarle, evidenziando la dinamica invisibile dei gesti, suggerendo le loro possibili ripercussioni.

“Dialoghi senza dominio” cerca di annullare l’ego antropocentrico per stabilire un contatto con la natura, dove il conflitto dialettico è tra chi ha realizzato la scultura se l’uomo con la sua scelta di collocare il blocco di argilla oppure l’animale col suo istinto di nutrizione. Ricollocarsi in natura attraverso l’elemento terra nel suo simbolo culturale in potenza creatrice, il blocco d’argilla. La mia ricerca e quella dell’animale selvatico si incontrano dialogando senza dominio. Il vuoto dei gesti crea la forma. Prima di posizionare i blocchi d’argilla nel bosco vi incastono del cibo, l’animale col suo istinto di nutrizione scolpisce il blocco.

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Andrea d'Amore, Chimera di Carnecale e Odor di brigantaggio, Villa Romana, Diecipassi dall'erosione genetica. ph. Ela Bialkowska, OKNOstudio