I SEE I SEE / ATTIMI DI LUCE E DI TEMPO

Non è necessario possedere uno spazio fisico per presentare una mostra.
Asi nisi masa è uno spazio virtuale che propone progetti temporanei online. Esperienze artistiche concepite espressamente per il web e veicolate mediante esso.
Vi proponiamo l’ultima esposizione virtuale dedicata al lavoro dell’artista Federica di Carlo, che presenta I See I see, un lavoro sulla luce e il tempo, condizioni fisiologiche che determinano esperienze diverse in ogni spettatore.

federica di carlo artista mostra anm gallery I see I see
			visione paesaggio

Chiara Ciolfi, in conversazione con l'artista


C.C.

I See, I See#2, è un’installazione nata durante il recente periodo che hai trascorso in residenza presso BoCS, a Cosenza. È stata un’esperienza proficua per te come artista, al di là del lavoro realizzato?
F.d.C.
La residenza presso BoCS, nasce dalla volontà di Alberto Dambruoso (direttore artistico de I Martedì Critici) assieme all’amministrazione comunale di Cosenza, con l’intento di creare una connessione tra artisti affermati e giovani in un dialogo aperto con la città.
Per me le residenze sono come dei ponti, zone sospese sopra le quali è possibile staccarsi dal quotidiano per immergersi nella propria dimensione ed osservare da un punto privilegiato tutto ciò che c’è attorno. Solitamente le residenze spingono a lavorare individualmente, ma a Cosenza c'è stata una variante che ha portato a vivere in una dimensione collettiva: la continua condivisione del lavoro, ma anche del riposo, dei pasti, del tempo libero grazie alla trasparenza e alla vicinanza dei box allineati sul lungo fiume. Tutto questo ha creato uno scambio molto forte tra gli artisti. È stata un'esperienza non solo artistica ma anche umana che mi ha fatto pensare a quando gli artisti si incontravano al bar senza darsi un appuntamento.


C.C.

Federica, tu lavori da tempo con la luce intesa come fenomeno fisico in primis, da qui il tuo interesse per le lenti, tanto è vero che anche nella tua precedente mostra Irradiazioni con Fiorella Rizzo presso la Galleria Beaarte, c’era un’installazione che le usava. Come stai lavorando per sviluppare questo tema?
F.d.C.
Nel mio lavoro il rapporto con la luce non è legato solamente alla sua natura fisica o allo studio delle leggi che la governano (conoscenza necessaria per costruire le mie installazioni), ma soprattutto deriva dalla sua valenza metafisica, come metafora visiva di altro.
L’installazione I See I See, presentata nell’ultima mostra Irradiazione, è un lavoro che si ispira al cannocchiale Galileiano come scoperta di nuove visioni, dove però le lenti si spogliano della loro funzione primaria ovvero ingranditori di realtà, per diventare veicoli di luce ed essere attraversate da un fascio luminoso (quello di un vecchio proiettore) fino a svelare l’invisibile sotto forma di rifrazione di colore.
Le lenti diventano dei mezzi, come possono essere i prismi in fisica o i cristalli naturali, che mi permettono di indagare la luce in rapporto ai temi del confine, della visione, della conoscenza e della vita.

C.C.
Qui il problema era rendere credibile online l’esperienza di fruizione di un’opera che è nata invece per interagire fortemente con il mondo “fisico”. La luce, l’inclinazione, gli spostamenti d’aria, tutto contribuisce a modificare la visione attraverso le lenti, come hai lavorato per reinterpretarla per il web?
F.d.C.
L’installazione I See I See#2 realizzata a Cosenza tiene conto dell’interazione con il pubblico attraverso un filtro (le lenti) che si interpone tra le persone e il paesaggio di Cosenza in relazione alla luce del luogo.
Centottantatré lenti ottiche sistemate a mo' di alveare sul bordo del ponte ed esposte per 24 ore al giorno, consentivano di osservare il paesaggio in maniera sempre diversa perché, a seconda delle ore del giorno, la visione restituita attraverso le lenti risultava sempre nuova. Al mattino l’osservatore, (con il sole alle spalle), poteva vedere solo se stesso specchiato nelle lenti mentre nel pomeriggio (verso il tramonto), era possibile vedere il panorama della città ribaltato. Per un giorno intero ho voluto montare il lavoro su un ponte pedonale sul fiume Crati (fiume che divide la città vecchia dalla nuova) proprio per innescare riflessioni legate al concetto di confine, contenimento e attraversamento tra il mondo e noi. Spiego questo, perché per me la trasposizione di questo lavoro in forma web, non si è allontana poi molto dalle sue tre parole chiave: visione, filtro e confine. Le stesse parole con le quali ha a che fare il fruitore web attraverso altri mezzi che sono i propri occhi, (visione) un computer (filtro) ed internet (confine).
Partendo da questa convinzione, ho scelto di realizzare un video interattivo dove delle lenti attivate direttamente dal pubblico web, mostrano il cambiamento della luce sul mare. E’ stato difficile trovare il giusto espediente per coinvolgere il pubblico, perché riprodurre in forma video le lenti era tecnicamente complicato. Abbiamo optato per una rapida successione dei video per cui lo spettatore è quasi disorientato e compie una scelta quasi istintiva.

federica di carlo artista mostra anm gallery I see I see
			visione paesaggio2

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C.C.
Il titolo – I see I see – mi ricorda per assonanza anche la parola “sea” o mare, il luogo dove hai girato i video che proponi. C’è una storia legata a questo titolo?
F.d.C.
Il titolo gioca sul duplice significato che ha in inglese la coniugazione “I see”, che vuol dire sia “Io vedo” ma anche “Io capisco”. In realtà si lega ad un concetto di Schopenhauer che è alla base di tutto il mio lavoro e che parla di spostare l’attenzione dal fuori al dentro e dal dentro al fuori e che è perfettamente riassunto in una sua frase: ognuno prende i limiti del proprio campo visivo per i confini del mondo .


C.C.
Tu sei un’artista che ha esplorato tanti linguaggi diversi, sei partita dal disegno, hai usato il video, la fotografia, ora la tua spinta creativa si sta espandendo nello spazio, perché hai accettato di esporre online? Trovi che possa essere una sfida o un limite per il tuo percorso?

F.d.C.
Misurarsi con qualcosa di nuovo genera sempre altro. Il mondo virtuale sta diventando qualcosa di sempre più “concreto”, forse anche di prepotente e, utilizzarlo per riportare la visione all’interno del mondo reale, mi è sembrato un buon paradosso. Vi riporto a guardare il mare.

C.C.
Tutti i tuoi lavori tengono ben presente il pubblico, spesso lo coinvolgono anche – penso alla performance Jump o a Mind the Limes per la scorsa edizione di ArteFiera, cosa pensi della possibilità di fruire l’arte online?
F.d.C.
Per esempio, penso a Google Art project (che ha messo online 150 collezioni di 40 paesi diversi per dare la possibilità di fruire delle opere in maniera interattiva) un'idea molto innovativa e sicuramente utile per chi studia o per chi non può permettersi di visitare un museo in Oriente o in Occidente, ma che allo stesso tempo, secondo me, non può essere sostitutiva dell’esperienza che ti può dare un'opera vissuta dal vivo. Credo che sia un tentativo, una via da sviluppare, ma ancora acerba...

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Per tutte le immagini: Federica di Carlo, I see I see, I see I see #2, courtesy l'artista
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