SPAZI PERIFERICI E GEOGRAFIE MENTALI

Che cosa significa nascere e crescere all'interno delle aree urbane periferiche? Quali paesaggi mentali scaturiscono dall'interazione con questi luoghi? Più in generale, quale ruolo attribuiamo al paesaggio nel nostro quotidiano?

 

Botto e Bruno periferia fotorafia paesaggio oliva arauna
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Botto e Bruno, Capannoni industriali, 2012, grafite su carta, fotocollage, cm 36x29,5, courtesy Galleria Oliva Arauna, Madrid

Gli spazi che abitiamo ci condizionano, ci plasmano, fino a entrare nei nostri sogni più profondi e a disegnare fotografie mentali che formano e deformano la nostra intima identità.
Da molti anni, Botto e Bruno (Gianfranco Botto e Roberta Bruno) portano avanti un'affascinante e meticolosa riflessione sul paesaggio, in modo particolare quello periferico e dimenticato. La loro 'condizione emotiva', e quindi la loro ricerca artistica, nasce nella Torino periferica, a stretto contatto con una perenne condizione di straniamento e di sradicamento.
Da qui, la necessità di raffigurarla e raccontarla, senza fuggire da essa. Il 'difetto' che si celava all'interno di una particolare collocazione urbana è diventato il pretesto per esaltare la specificità di questi luoghi. Perché il bello si può trovare ovunque, anche li.

 

Botto e Bruno periferia fotorafia paesaggio alberto
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Botto e Bruno periferia fotorafia paesaggio alberto
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In ordine: Botto e Bruno, La dismissione, 2012, fotocollage, cm 42x50; Paesaggio in divenire IV, 2015, collage fotografico, inchiostro di china e grafite, cm 33x40, courtesy Galleria Alberto Peola, Torino

L'analisi che Botto e Bruno da molti anni conducono è unica per genere e tecnica. Le ambientazioni scelte, corrispondono ai luoghi esplorati personalmente. I paesaggi che i due prendono in considerazione, sono gli stessi che li mettono quotidianamente alla prova, che evocano sentimenti di paura, di inquietudine e di desolazione.
Ecco allora la presenza di giovani figure, di adolescenti dei quali non siamo in grado di riconoscere il volto. Quasi a ricordarci il potere di annullamento che il mondo attorno a noi possiede. Ragazzi incappucciati, di spalle, con lo sguardo rivolto a terra e molto spesso ritratti nell'atto di ascoltare musica. Un gesto, quest'ultimo, di evasione dalla realtà, quella vera, che fa di questo strumento un mezzo in grado di salvare e di traghettare le nostre menti altrove; nella zona franca che Botto e Bruno frequentavano da giovani studenti dell'Accademia. Se infatti osserviamo attentamente, queste non sono presenze disperate o in fuga. In loro leggiamo piuttosto l'accettazione di una condizione e la ricerca costante del modo per sentirsi al sicuro.

 

Botto e Bruno periferia fotorafia paesaggio Alberto
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Botto e Bruno periferia fotorafia paesaggio pav torino

In ordine: Botto e Bruno, Colours and the kids I, 2009, stampa vutek su banner, cm 150x141; Colours and the kids II, 2009, stampa vutek su banner, cm 150x141, courtesy Galleria Alberto Peola, Torino. This is the place where I feel at home, 2013, stampa vutek su banner, cm 555x493, courtesy PAV, Torino

Il lavoro fotografico di Botto e Bruno nasce da centinaia di scatti dai quali vengono individuati e ritagliati piccoli particolari, che vanno poi a comporre un unico paesaggio mentale costruito (come in un set). Mille frammenti di realtà collassano nel medesimo istante per mettere in scena solo la replica di uno spettacolo già recitato.
Ma di certo una fotografia sarebbe limitativa ed allora ecco che queste ambientazioni si appropriano dell'intero palcoscenico (anche quello di un teatro), di spazi più grandi e ci richiamano al loro interno. La riproduzione di interi scenari urbani, sempre secondo il metodo di una comunione della parti, non è un esercizio di mimesi bensì un momento di relazione con la figura umana (quindi lo spettatore).
E' per noi l'occasione di entrare fisicamente nella mente degli artisti, di osservare e tentare di vestire i loro panni. L'energia dei luoghi ritratti (scenari ibridi, dotati comunque di un carattere complesso) entra in comunicazione diretta e immediata con il nostro sentire, con la nostra memoria emotiva, andando a generare tante piccole visioni che formano un'unica grande immagine dello spazio e della condizione periferica.

 

Botto e Bruno periferia fotorafia paesaggio oliva arauna
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Botto e Bruno periferia fotorafia paesaggio ets
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In ordine: Botto e Bruno, La rivolta I, 2012, stampa vutek su banner, cm 180x183, courtesy Galleria Oliva Arauna Madrid; Small town VI, 2004, stampa vutek su banner, cm 250 x 178, courtesy Galleria Alfonso Artiaco, Napoli. This is the way, step inside, 2010, installazione permanente, Courtesy ETS, Banchette, Ivrea

La cosa più interessante nel lavoro di Botto e Bruno, oltre al notevole esercizio di stile e all'abilità innegabile nel creare luoghi emozionali perfettamente studiati dal punto di vista estetico e formale, è la chiamata in causa del concetto di identità.
Il dialogo serrato tra sogno e realtà racconta la condizione di esclusione e di solitudine dell'essere umano. Un'esperienza certamente insita nella nostra natura, ma sensibilmente accentuata dalle realtà urbane che essa stessa ha col tempo generato.

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Botto e Bruno, See the sky about the rain, 2014, wallpaper, veduta installazione, courtesy Galleria Alfonso Artiaco, Napoli