Back to People
Giunto alla quarta edizione, Connecting Worlds mantiene intatta la sua vocazione di entrare in dialogo diretto con le persone operando fisicamente nello spazio pubblico, proponendo immaginari di cura e consapevolezza ecologica, per una partecipazione attiva e accessibile alla creazione di scenari di sostenibilità.
L'edizione 2025 mette al centro il concetto di “alleanza”. Le opere di artistə italianə e internazionali, insieme agli approfondimenti delle ricercatrici di Eurach Research a Bolzano, invitano a riscoprirci come umani alleati nel riequilibrio delle relazioni con il mondo naturale.
Il titolo “Back to People” intende inoltre sottolineare l’importanza di ritrovarci come collettività di persone che, insieme, possono rivendicare il proprio potere di ripensare i paradigmi della società contemporanea.
La narrazione del progetto si sviluppa con una prima parte che ci ricorda come l’impatto antropico sulla Terra stia generando dinamiche patogene; una seconda che, attraverso uno spazio immersivo, ci invita a un’esperienza multisensoriale di empatia con il nostro mondo; una terza, che documenta alcune forme di associazionismo, attivismo e protagonismo comunitario impegnate nella costruzione di un futuro oltre il modello capitalistico.

Sibylle Duboc
Meteorite - Incisioni rupestri di ghiacciai in via di estinzione nelle Alpi, 2025
Scultura in gesso, bitume, incisioni,
Courtesy l’artista e Mucho Mas!, Torino
La grande scultura, posizionata all’ingresso della tenda, è stata realizzata nell’ambito di una collaborazione tra l’artista, l’artist-run space Mucho Mas! e il Museo Nazionale della Montagna di Torino. Il lavoro è stato prodotto in seguito a una serie di ricerche e a un periodo di residenza che l’artista ha condotto tra il 2024 e il 2025 al Musée des Merveilles a Tenda, nella Valle delle Meraviglie (Francia) e a Torino, presso la Fototeca del Museomontagna e la Biblioteca del Club Alpino Italiano.
L’opera – un oggetto che evoca intenzionalmente l’immagine di un meteorite – si presenta come una presenza al contempo minacciosa e dotata di fascino seducente. Il colore nero, dato dal bitume che la ricopre, contrasta con l’aspetto luminoso delle piccole sagome multiformi diffuse sulla superficie, apparentemente piccole pepite preziose. Si tratta in realtà della riproduzione della superficie dei ghiacciai alpini nella loro estensione attuale, che Sibylle Duboc ha osservato mediante l’utilizzo di Google Maps. Di fatto, una fotografia aggiornata del loro grado di fusione.
In un momento storico nel quale i nuovi assetti politici internazionali confermano i timori degli scienziati − che da tempo denunciano la correlazione tra la crisi climatica, la fusione delle calotte artiche e l’apertura di nuove rotte commerciali, sintetizzati nell’emblematica definizione di “ghiaccio bollente” data da Peter Wadhams – la scultura è la rappresentazione tangibile della correlazione sempre più inquietante tra strategie politiche, potere economico, crescita ad ogni costo e scomparsa dei ghiacci.



Sibylle Duboc
Meteorite - Incisioni rupestri di ghiacciai in via di estinzione nelle Alpi, 2025
Scultura in gesso, bitume, incisioni,
Courtesy l’artista e Mucho Mas!, Torino
La grande scultura, posizionata all’ingresso della tenda, è stata realizzata nell’ambito di una collaborazione tra l’artista, l’artist-run space Mucho Mas! e il Museo Nazionale della Montagna di Torino. Il lavoro è stato prodotto in seguito a una serie di ricerche e a un periodo di residenza che l’artista ha condotto tra il 2024 e il 2025 al Musée des Merveilles a Tenda, nella Valle delle Meraviglie (Francia) e a Torino, presso la Fototeca del Museomontagna e la Biblioteca del Club Alpino Italiano.
L’opera – un oggetto che evoca intenzionalmente l’immagine di un meteorite – si presenta come una presenza al contempo minacciosa e dotata di fascino seducente. Il colore nero, dato dal bitume che la ricopre, contrasta con l’aspetto luminoso delle piccole sagome multiformi diffuse sulla superficie, apparentemente piccole pepite preziose. Si tratta in realtà della riproduzione della superficie dei ghiacciai alpini nella loro estensione attuale, che Sibylle Duboc ha osservato mediante l’utilizzo di Google Maps. Di fatto, una fotografia aggiornata del loro grado di fusione.
In un momento storico nel quale i nuovi assetti politici internazionali confermano i timori degli scienziati − che da tempo denunciano la correlazione tra la crisi climatica, la fusione delle calotte artiche e l’apertura di nuove rotte commerciali, sintetizzati nell’emblematica definizione di “ghiaccio bollente” data da Peter Wadhams – la scultura è la rappresentazione tangibile della correlazione sempre più inquietante tra strategie politiche, potere economico, crescita ad ogni costo e scomparsa dei ghiacci.
Laura Pugno
Tracks, 2021
Ramo di abete rosso, grafite e traccia audio, 17’
Courtesy l’artista
Tracks nasce nell’ambito di un progetto che Laura Pugno ha realizzato nel 2021 presso la Fondazione Zegna a Trivero. Invitata a lavorare sull’ecosistema boschivo dell’Oasi Zegna, dove, a partire dagli anni Trenta del Novecento, Ermenegildo Zegna diede vita a un progetto visionario di piantumazione di oltre 500.000 alberi, l’artista ha sviluppato una ricerca artistica che esplora l’impatto ecologico del bostrico sui boschi locali.
Questo insetto − cratura dal nome evocativo, tecnicamente Ips thypographus (meglio noto come “bostrico tipografo”) − all’interno di un contesto naturale in condizioni di equilibrio, svolge un ruolo di agente di selezione naturale, attaccando piante indebolite o vicine alla fine del loro ciclo vitale, favorendo così il rinnovo del bosco e la crescita di specie più vigorose.
Purtroppo, a causa dell’innalzamento delle temperature globali, per via del costante aumento delle emissioni di CO₂ in atmosfera, questo piccolo coleottero si trova a fare i conti con un biosistema montano all’interno del quale gli equilibri si sono rotti. L’incremento della temperatura media produce infatti maggiori livelli di stress negli alberi e una loro maggiore vulnerabilità. Trovando terreno fertile per riprodursi, aumenta in maniera esponenziale la sua azione distruttiva. I boschi muoiono e il bostrico, da agente buono, diventa “cattivo”.
La porzione di ramo di abete rosso qui esposta, realizzata per mano dell’Ips typographus, rappresenta un contrappunto visivo alla traccia audio che l’artista ha prodotto con la collaborazione della sound artist zurighese Magda Drozd.
Il suono è stato prodotto percorrendo i condotti disegnati dall’insetto con la grafite. In seguito, sintetizzato ed elaborato elettronicamente.
L’esperienza sonora che ne scaturisce è al contempo un omaggio alle qualità creative del bostrico e l’immagine inquietante della perdita.



Micaela Piñero
A forgotten collective symbol /Un mensaje colectivo olvidado, 2025
Installazione ambientale
Tecnica mista
Courtesy l’artista
L’opera immersiva che Micaela Piñero ha realizzato appositamente per Connecting Worlds 2025, nasce dal desiderio di dare forma a uno spazio di alleanza e di connessione con il mondo naturale.
Chiedendo agli spettatori di accedere al suo interno e di sdraiarsi a terra, l’artista invita a un’esperienza di lentezza, di ascolto e di raccoglimento, oltre i ritmi frenetici della quotidianità. Così facendo, Piñero propone una via d’uscita a un mondo dove l’iper connessione digitale genera disconnessione tra le persone e noncuranza verso l’ambiente.
A Forgotten Collective Symbol presenta un immaginario iconografico fatto di forme naturali, silhouettes umane e presenze dalla natura ibrida. Una moltitudine di figure che sembrano muoversi all’interno di una dimensione armonica, come abitanti di un universo regolato da sorellanza, equilibrio e fecondità.
Varcando il portale di accesso, ogni visitatore ha la possibilità di stare in quello che l’artista definisce un “rifugio”, nel quale trovare protezione e connessione.
In questo spazio − forse scaturito da una memoria ancestrale o forse dalla visione di un tempo che deve ancora venire − non siamo più corpi separati, bensì esseri che appartengono al tutto.
Micaela Piñero impreziosisce i tessuti con piccole sculture dorate, adottando il colore blu come riferimento diretto al mare e al cielo. L’artista si rifà in maniera diretta alla storia dell’arte e alle pitture sacre del passato, chiamando in causa le volte delle cappelle affrescate con cieli stellati, simbolo di protezione verso i fedeli che, in quei luoghi, ricorrevano alla preghiera come esperienza di rifugio e di connessione con Dio.
In un tempo di grandi crisi ecologiche, politiche e sociali, che a livello globale non cessano di generare devastazione, A Forgotten Collective Symbol funge da monito all’attenzione, alla consapevolezza, alla cura e alla solidarietà. Ci chiede di ritrovare il nostro “centro”, di agirlo con gli altri e non contro gli altri, per un tempo di sostenibilità umana ed ecologica.




Ludwig Berger e Laura Harrington
Moor House, 2025
Installazione sonora, 35’30’’, loop
Courtesy l’artista
Moor House è una composizione sonora interamente basata su registrazioni sul campo, effettuate dall’artista nelle torbiere dell'altopiano di Moor House, nel nord dell'Inghilterra.
L’opera, realizzata in collaborazione con l’artista e ricercatrice Laura Harrington, cattura la complessità di suoni di questo ecosistema d'alta quota, rivelandone gli aspetti più impercettibili: dai fugaci canti degli uccelli, al vento, dalle minuscole trame acustiche prodotte dai muschi, ai toni vibranti e profondi del suolo impregnato d'acqua.
La composizione è strutturata secondo livelli compositivi che rispecchiano i tre strati ecologici: aereo, superficiale e sotterraneo. Sviluppato in cinque anni di lavoro, il brano mette al centro dell’attenzione la vita delle torbiere, invitando ad ascoltare con attenzione un paesaggio remoto e fragile. Ecosistemi straordinari che ricoprono il 3% del nostro pianeta, capaci di immagazzinare acqua e di sequestrare grandi quantità di carbonio, svolgendo un ruolo cruciale nella mitigazione dell’impatto del surriscaldamento climatico.
L’opera è parte di una ricerca che da molti anni vede impegnato Ludwig Berger nel tentativo di esplorare il modo in cui i luoghi e le specie viventi diventano udibili, con particolare attenzione verso i processi su piccola scala, spesso inaccessibili all’orecchio umano, come la comunicazione degli insetti, i ritmi delle piante e lo scioglimento dei ghiacciai.
Le sue installazioni, composizioni e performance, rendono tangibili questi processi e offrono molteplici prospettive uditive sui paesaggi, con l'obiettivo di ripensare le relazioni tra la vita umana e quella non umana nel contesto dell’emergenza climatica.

