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PROGETTI


08. CAMPO VIDEO 
Allora & Calzadilla, Alterazioni Video, Marcos Avila Forero, Pamela Diamante, Bepi Ghiotti, MICAH HESSE, Petra Lindholm, Alessandro Quaranta,Driant Zeneli.

VALLE GRANA (CUNEO)
29 GIUGNO - 29 AGOSTO 2017

A CURA DI MANUELA GALLIANO, ANDREA LERDA, MARIANNA SABENA
EVENTI DI VIDEO ARTE NELL'AMBITO DI "SCONFINAMENTI"

Campo Video è un progetto itinerante di arte video, a cura di Manuela Galliano, Andrea Lerda e Marianna Sabena, proposto nell’ambito della rassegna cinematografica “SconfinaMenti”, organizzata dal Contardo Ferrini di Caraglio e in programma dal 29 giugno al 25 agosto 2017 nei comuni della Valle Grana (Cuneo).
9 video d’artista sono stati selezionati per indagare il tema del paesaggio nelle più ampie declinazioni del termine e mediante diverse chiavi di lettura.

Programma:
29/06 - Valgrana - Santa Maria della Valle
 - Allora & Calzadilla / The Great Silence, 2014-16
06/07 - Filatoio di Caraglio - Micah Hesse / Lobbyless, 2016
13/07 - Vallera di Caraglio - Alessandro Quaranta / Quelle montagne che mi impediscono di vedere, 2007
20/07 - Monterosso Grana
 - Bepi Ghiotti / Pathless Land. Bali, 2015
27/07 - Bernezzo - San Pietro - Driant Zeneli / Some say the moon is easy to touch..., 2011
03/08 - San Pietro Monterosso - Alterazioni Video / Intervallo, 2009
10/08 - Colletto di Castelmagno- Petra Lindholm / For Anne-Marie, 2010
17/08 - Pradleves - Madonna degli Angeli - Pamela Diamante / Comunicazione Istituzionale, 2016
25/08 - Montemale - Marcos Avila Forero / Atrato, 2014

Marcos Avila Foero

Marcos Avila Forero, Atrato, 2014
HD video, 16/9, color, sound, 13’52’’, edition of 5 + 2 AP, English and French version Collection Centre National des Arts Plastiques - Fonds National d’Art Contemporain (France). Courtesy of the artist, Dohyang Lee Gallery and ADN Galeria

 

07. CONTRAPPESI
EMANUELA ASCARI, ENZO CALIBÈ, STEFANO CANTO, FEDERICA DI CARLO, DANIELA DI MARO, LEONARDO PETRUCCI, MARION TAMPON LAJARRIETTE
STUDIO CALIFORNIA / MILANO
PIAZZA NAPOLI 24 - CIT 16
NELL'AMBITO DI STUDI FESTIVAL / 14-18 MARZO 2017
FOCUS 17 MARZO 2017
A CURA DI ANDREA LERDA

E’ recentissimo l’annuncio da parte del ricercatore Michael Gillon, che grazie al telescopio Trappist, installato in Cile, presso lo European Southern Observatory (Eso), ha comunicato al mondo l’esistenza di 7 nuovi pianeti, tre dei quali con caratteristiche di potenziale “abitabilità”. Ancora più “fresca” la notizia relativa alla discutibile decisione da parte del neoeletto Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, di ridurre drasticamente i fondi per l’Agenzia americana per la Protezione dell’Ambiente (EPA).
Due eventi che costituiscono il pretesto dal quale partire per tentare di raccontare questo progetto di mostra, che vede protagoniste le ricerche di sette giovani artisti le cui produzioni spaziano dal video all’installazione, dalla scultura al collage, dal wallpaper alla fotografia.

L’immersione costante all’interno di un presente fatto di contraddizioni, paradossi e provocazioni al limite del comprensibile, genera un clima di “smarrimento controllato” che ci spinge verso la ridefinizione costante degli equilibri che regolano ogni singola esperienza quotidiana.
Tutto questo si traduce in una sempre più marcata assenza di punti di riferimento in ambito geo-politico, economico e ambientale e di conseguenza, in nuove modalità di vivere e dare forma alla relazione tra percepito e vissuto.
All’interno di questo clima, la cultura digitale e la tecnoscienza, che apparentemente vengono percepite come uno strumento in grado di “connetterci” ad ogni angolo del globo, e con esso lo spazio extra terrestre, diventano due delle principali responsabili di un processo di allontanamento dalla primigenia relazione con la materia e con l’autenticità dell’esistenza.
In un contesto come quello descritto, probabilmente è giunto il momento di abbandonare le visioni nostalgiche che ancora puntano, in maniera forse fin troppo ambiziosa, al recupero di un rapporto tradizionale e sorretto da regole certe, con il vissuto quotidiano. Le archeologie del presente, poiché quelle del passato sono state ormai definitivamente triturate, si stanno forse trasformando in semplice materiale d’archivio sul quale iniziare una nuova sperimentazione in vista degli ulteriori cambiamenti futuri annunciati un pò in tutti i settori. Un processo che non ha più l’obiettivo di incidere sulla realtà, bensì di metabolizzarla, rielaborando gli equilibri e ridefinendo i nuovi “contrappesi” che caratterizzano e regolano la vita odierna.
Intanto che l’uomo cerca di capire se “restare” o “andare”, l’arte diventa l’ago della bilancia, il termometro che registra, testimonia, e racconta la pluralità di posizioni e sentimenti che vedono l’umanità protagonista disattenta di questa fase, testimoniando un bisogno evidente di individuare sempre e comunque un nuovo baricentro, quale fonte di equilibrio, grazie al quale reggersi in piedi, attraverso il quale mettere in evidenza criticità, defezioni, responsabilità, così come inediti punti di vista, possibili moniti e vie di fuga.

La mostra Contrappesi analizza il ruolo di transitorietà e di modulazione continua all’interno del vivere contemporaneo, cercando di evidenziare le nuove sfumature dello stato di “connessione reale” tra la sfera oggettiva e quella soggettiva, tra il mondo più vicino a noi, e dunque esperibile, e quello più distanze e irraggiungibile, ormai ben oltre i confini del mondo terrestre.
Termini come equilibrio, passaggio, connessione, memoria, presenza e assenza, vita e morte, costruzione e decostruzione, trasformazione e identità ricorrono in maniera emblematica all’interno di tutti i lavori esposti.

contrappesi andrea lerda federica di carlo milano

Federica di Carlo, Flow, 2016 (dettaglio)

 



06. BACK TO THE LAND
ANDRECO, CRISTIAN CHIRONI, NEHA CHOKSI, ANDREA NACCIARRITI, GIORGIA SEVERI, FRANCESCO SIMETI, JULIUS VON BISMARCK
STUDIO LA CITTA'
VERONA / 22.11.16 - 4.02.17
A CURA DI ANDREA LERDA
GUARDA LE FOTO DELLA MOSTRA


Il progetto Back to the Land, a cura di Andrea Lerda, che Studio la Città presenta nei suoi spazi veronesi, non è una semplice mostra, ma la tappa di un percorso virtuale che, a livello globale, ormai da tempo, chiama in causa l’arte contemporanea, quale strumento in grado di portare alla ribalta questioni ecologiche e di stimolare riflessioni ambientali. Un movimento “intestinale”, all’interno del quale l’Italia si è ritagliata da tempo un ruolo da protagonista, forte di un’eredità che, attraverso movimenti come l’Arte Povera, fin dagli anni Sessanta, ha saputo porre le basi per le attuali esperienze artistiche. Non si può poi non tenere in considerazione la presenza di alcune importanti mostre che, nel corso degli ultimi due anni, hanno riacceso i riflettori in maniera evidente su queste tematiche: innanzitutto la programmazione del PAV, a Torino, a cura di Marco Scotini con le mostre La Tenda Verde (Das Grüne Zelt). Joseph Beuys e il concetto ampliato di ecologia, WILD ENERGIES: persone in movimento, ecologEAST. Arte e Natura al di là del Muro e Earthrise. Visioni pre-ecologiche nell’arte italiana (1967-73). Anche il MAN di Nuoro, grazie alla sensibilità di Lorenzo Giusti, ha recentemente presentato i lavori di Michel Blazy, Roman Signer ed Ettore Favini, mentre il Mart ha realizzato la mostra Nature. Arte ed Ecologia presso la Galleria Civica di Trento.
Ancora a Torino, e forse non per caso, Carolyn Christov-Bakargiev ha deciso di inaugurare la propria attività con la mostra Organismi. Dall'Art Nouveau di Émile Gallé alla Bioarchitettura, la Fondazione Merz ha presentato Mario Merz. La natura è l’quilibrio mentre a Villa Panza di Biumo è andato in scena una magnifico omaggio a Meg Webster e Roxy Paine dal titolo Natura Naturans.
La necessità di allontanarsi dai ritmi frenetici della realtà contemporanea, di ritrovare un rapporto paritario con l’ambiente naturale e di espandere la coscienza ecologica ed ecocritica non è di certo un tema recente. Già a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, in America, mentre si consuma l’esperienza della Land Art, il movimento sociale “Back to the land” raccoglie attorno a sé un buon numero di sostenitori che promuovono uno stile di vita rurale, in antitesi a quello offerto dalla società tradizionale, malata e corrotta.
Prima ancora, autori come Henry Thoreau ed Hermann Hesse vivono fisicamente l’esperienza della natura, pubblicando in seguito testi che diventeranno veri e propri capisaldi. Sempre in America, nel corso dei due secoli scorsi, si è andata affermando una tradizione letteraria tematicamente orientata, quale strumento fondamentale per la diffusione di una strategia evolutiva integrata e con l’obiettivo di proporre un’interazione uomo-natura più consapevole. Autori come Ralph Waldo Emerson, Charles Robert Darwin, George Perkis March, Aldo Leopold e Rachel Carson sono alcuni dei protagonisti che hanno dato vita a un dibattito ecocritico, oggi più che mai attuale ed acceso.
Questo grande fermento globale, stimolato da una situazione di perenne pericolo, di cui abbiamo recentemente avuto conferma in seguito all’ultimo monito ufficiale dell’ONU sul livello dei gas serra, è la reazione alla tradizione antropocentrica occidentale, nella quale l’uomo, dotato di ragione e personalità, è ritenuto il solo depositario della legge morale; il sintomo di un malessere che da tempo l’arte cerca di elaborare, a cui l’artista, quale attore e interprete, si approccia in maniera creativa e spesso non scientifica, sfruttando codici e linguaggi in grado di raccontare problematiche importanti, mediante approcci innovativi e non tradizionali.

La mostra Back to the Land, intende inserirsi all’interno di questo panorama estremamente complesso e delicato, attraverso il lavoro di 7 giovani artisti internazionalmente riconosciuti. Pur non avendo l’obiettivo di rappresentare un momento di denuncia aperta, o l’occasione per gridare ad alta voce l’ennesimo triste elenco di eventi e disastri ecologici, Back to the land, vuole riflettere sull’importanza del gesto umano, del senso di responsabilità e del potere che il linguaggio dell’arte contemporanea può rivestire in questo senso. Attraverso approcci formali differenti, i sette artisti invitati mettono in scena metodi espressivi e linguaggi che sono in grado, ognuno a proprio modo, di raccontare una comune attenzione alle questioni ambientali e alle problematiche naturali odierne.
Al centro della riflessione, i codici che l’arte usa per indagare, raccontare e presentare a livello formale lavori che nascono dall’analisi di temi di ampio respiro e di problematiche scottanti che coinvolgono l’intera collettività. Una riflessione di natura etica e morale accomuna tutte le opere che compongono la mostra, nella speranza che il messaggio veicolato non sia esclusivamente percepito in chiave negativa. La dimensione poetica della natura, il potere ancestrale della terra e le forze profonde che ci legano ad essa, devono essere ciò che ci spinge a vedere l’arte come un’opportunità, all’interno di un disegno più ampio e variegato, nel quale la sacralità di un rapporto rispettoso diventi una realtà piuttosto che un auspicio perpetuo.

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Back to the Land, veduta dell'installazione, courtesy Studio la Città - Verona, foto Michele Alberto Sereni

 




05. BEYOND LANDSCAPE
SOPHIE KO, Petra Lindholm, Laura Pugno, Marco Strappato, Giorgia Severi, Cosimo Veneziano, Adéla Waldhauserová
GALLERIA RENATA FABBRI ARTE CONTEMPORANEA
MILANO / 19.09.16 - 29.10.16
A CURA DI ANDREA LERDA
GUARDA LE FOTO DELLA MOSTRA

Proseguendo nel lungo percorso di analisi del topos del paesaggio, Beyond Landscape è una mostra che, attraverso il lavoro di 7 artisti italiani e internazionali, intende monitorare e presentare la ricerca di alcune tra le giovani figure protagoniste dell’arte contemporanea che procede in questa direzione.
Il termine paesaggio identifica da sempre una porzione di ambiente naturale che viene per convenzione circoscritta e contraddistinta da specifici caratteri estetici e formali, tuttavia, dopo svariate letture critiche e innumerevoli argomentazioni in merito, possiamo affermare che quei paesaggi sono costruzioni mentali che l’uomo si è imposto.
Partendo da questa premessa, il progetto Beyond Landscape intende sottolineare come la dimensione del paesaggio possieda confini di difficile demarcazione, costantemente in evoluzione e in dialogo con le dinamiche e gli accadimenti sociali, culturali, ed economici.
Per questa ragione, il progetto costituisce il pretesto per andare oltre, sollevando riflessioni e considerazioni più ampie ed articolate rispetto alla semplice esperienza estetica o contemplativa, che fin dalle sue origini ha contraddistinto questo genere.
Dunque, paesaggio non solo come tipologia artistica, ma come mezzo di analisi, carico di nuovi valori, in stretto dialogo con il presente.
Varcare i limiti per configurare altri paesaggi è quanto ha già indicato Gerardo Mosquera, che nel catalogo alla mostra Perduti nel paesaggio (Mart 5 aprile - 31 agosto 2014) evidenzia come, a seconda dei differenti approcci “i paesaggi possono cambiare quello che ci comunicano: possono risultare più “sociali”, “soggettivi”, “culturali” piuttosto che “mistici”, “estetici” e così di seguito. E la nostra soggettività, esperienza, cultura, ideologia e situazione sociale condizionano il modo in cui percepiamo, organizziamo e interpretiamo i paesaggi”*.

Beyond Landscape presenta una serie di opere che decostruiscono dunque l’idea precostituita di paesaggio. L’esperienza estetica che viene fornita allo spettatore non segue le sue caratteristiche tradizionali di presentazione e rappresentazione, al contrario, esso è proposto secondo modalità formali differenti, che solo in parte alludono a ciò che tradizionalmente riconosciamo e identifichiamo come tale, suggerendo punti di vista nei quali non esiste un’unità tra visione e rappresentazione. I medium utilizzati: scultura, installazione, fotografia, disegno e pittura, propongono un risultato estetico che evidenzia una dissonanza tra il dato oggettivo e quello soggettivo. Proprio in questo punto fondamentale risiede l’intento della mostra: parlare di paesaggio senza il paesaggio. Poiché esso è oltre, al di là di ogni consuetudine, ridefinito ogni istante dal tempo che passa e dagli eventi che si susseguono, all’interno di un mondo globalizzato, nel quale non esistono più limiti spazio-temporali o barriere mentali che impediscano al pensiero di assecondare collegamenti ipertestuali e di deflagrare in ogni direzione possibile.

*Gerardo Mosquera, Perduti nel paesaggio, testo al catalogo della mostra, Mart 5 aprile - 31 agosto 2014, p. 23.

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Per l'immagine: Courtesy Laura Pugno




04. SILVANO TESSAROLLO / NULLA NASCE DAL NULLA
CON UN INTERVENTO DI HERMAN DE VRIES
GALLERIA MICHELA RIZZO
VENEZIA / 02.06.16 - 16.07.16 
A CURA DI ANDREA LERDA
GUARDA LE FOTO DELLA MOSTRA

La Galleria Michela Rizzo di Venezia ha inaugurato giovedì 2 giugno 2016 la mostra "Silvano Tessarollo. Nulla nasce dal nulla", con un intervento di Herman de Vries, a cura di Andrea Lerda.
Si tratta della seconda personale presso la galleria di Silvano Tessarollo, il cui lavoro dialoga con un intervento del grande maestro olandese Herman de Vries.
Un percorso che, attraverso opere evocative, cariche di forti rimandi simbolici, ruota attorno a quella che Duccio Demetrio ha definito la “religiosità della terra”.
Partendo dal principio fondamentale secondo cui “nulla nasce dal nulla”, descritto da Lucrezio nel suo De Rerum Natura, Silvano Tessarollo eleva la terra, che impiega per realizzare i suoi lavori, allo status di vera e propria opera d’arte. Attraverso una devozione laica per questo materiale, l’artista ci porta inevitabilmente a riflettere sul rapporto tra uomo e natura, alla condizione di caducità e di transitorietà delle cose.
Mediante un dialogo con l’intervento di Herman de Vries, l’intero progetto si carica di grande spiritualità. Come accade in un giardino Zen, invitandoci al silenzio e all’ascolto, la mostra rappresenta la manifestazione artistica di un sentimento volto a sollecitare in tutti noi un nuovo contatto con gli elementi naturali e con la terra sulla quale camminiamo.

Lo specchio del cielo

nulla nasce dal nulla silvano tessarollo a cura di andrea lerda michela rizzo herman de vries

Silvano Tessarollo, Inizio del giorno, 2015; Lo specchio del cielo, 2016. Courtesy Galleria Michela Rizzo, Venezia 

 

03. DAVID LINDBERG / INORGANIC LANDSCAPES
MARCOROSSI ARTE CONTEMPORANEA
VERONA / 27.02.16 - 27.03.16
PIETRASANTA / 23.04.16 - 22.05.16
A CURA DI ANDREA LERDA

Inorganic Landscapes, è la mostra personale che David Linberg, artista olandese di origini americane, ha realizzato per le due sedi della Galleria Marcorossi Artecontemporanea di Verona e Pietrasanta.
Il progetto, accompagnato da un catalogo monografico è stato curato da Andrea Lerda.
Le opere che David Lindberg ha realizzato appositamente per la mostra, portano avanti una ricerca che esprime in maniera coerente la sua necessità di continuare a lavorare con elementi e materiali che rendono il suo lavoro unico e riconoscibile.
Resina epossidica, fibra di vetro, pigmenti colorati: sono questi i materiali che principalmente l’artista usa per dare vita a porzioni più o meno grandi di paesaggi inorganici o post-organici.
Quelli di David Lindberg sono mondi irreali, che ingannano l’occhio dello spettatore. L’organicità e la fluidità dell’elemento naturale è resa manifesta e tangibile pur mediante l’utilizzo di sostanze chimiche e altamente tossiche. Le superfici policrome dei suoi lavori suscitano mondi fluidi che appaiono come appena cristallizzati. Paesaggi astratti, vetrificati, tridimensionali, che interagiscono con la luce naturale, immergendo lo spettatore all’interno di paesaggi indefiniti e non reali. Fondali marini, mondi gelatinosi, luoghi della mente emergono grazie all’interazione tra colore e forma.

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02. LYMPHA
Nuove donazioni alla Civica Galleria d’arte contemporanea “Filippo Scroppo” di Torre Pellice
GALLERIA CIVICA D'ARTE CONTEMPORANEA
TORRE PELLICE / 30-01-16 – 05-03-16
a cura di andrea lerda

Lympha, antica divinità romana delle acque fresche, era una delle dodici figure connesse alle fonti, alle sorgenti e ai pozzi, alle quali gli agricoltori e le genti romane rivolgevano le proprie preghiere, poiché senza acqua tutta l’agricoltura è secca e povera.
Lympha dunque come sinonimo di vitalità, di carica propulsiva, di crescita perenne e di costruzione del futuro.
Il termine, che dà il titolo alla mostra, è inoltre un deliberato richiamo all’opera Sculture di Linfa, realizzata nel 2007 da Giuseppe Penone e presentata all’interno del Padiglione Italiano della 52° Esposizione Internazionale d’Arte a Venezia. Il lavoro di quello che è certamente uno dei più importanti artisti italiani contemporanei, trova anch’esso una suggestione poetica nella linfa quale nutrimento della terra per eccellenza.
In quanto simbolo carico di energia ed elemento vitale che scorre, questa figura si è rivelata come la più adatta per introdurre e per proporre un percorso di mostra che presenta alcune delle opere recentemente donate alla Civica Galleria d’arte contemporanea “Filippo Scroppo” di Torre Pellice.
Come l’acqua è essenziale alla vita, così le opere sono nutrimento per l’arte.
I recenti lavori entrati a fare parte della collezione (in mostra ne sono stati presentati solamente una parte, per evidenti ragioni di spazio) costituiscono allora la medesima linfa vitale che permette a un albero di germogliare, ancora.
Nell’intento di creare un trait d’union tra passato e presente, ad ogni nuova opera ne è stata associata un’altra, già parte della collezione della Civica Galleria, con la quale si ritiene che possa esistere un dialogo interessante, a livello formale, estetico o concettuale.

Artisti in mostra:
Mauro Benetti, Vittorio Boggeri, Cesare Botto, Orietta Brombin, Francesco Casorati, Gianni Colosimo, Daniele Fissore, Ugo Giletta, Carlo Giuliano, Giorgio Griffa, Mario Merz, Giordano Montorsi, Guido Navaretti, Bruno Polver, Paolo Paschetto, Franco Risma, Filippo Scroppo, Luigi Spazzapan.

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01. ANDREA NACCIARRITI  
NATURA MORTA / DIMENSIONS VARIABLE
KUNSTHALLE EUROCENTER
LANA  (BZ) / SETTEMBRE 2015
A CURA DI ANDREA LERDA

L’intervento pensato dal giovane artista italiano Andrea Nacciarriti per gli spazi della Kunsthalle Eurocenter Lana prende le mosse da una riflessione che concerne il motivo artistico della natura morta, oltre che da uno spunto che riguarda in sé il territorio altoatesino.
La città di Lana è sede di un importante impianto di biogas, una realtà che rende possibile il fatto che ciò che cessa di esistere in un luogo divenga materia prima per la vita dello stesso. Gli scarti di un processo produttivo diventano risorse per un altro ciclo produttivo, così come avviene in qualche modo di per sé anche in natura.
Il lavoro di Nacciarriti è volto a scandagliare gli aspetti che riguardano l’influenza dei media nei confronti di ciò che percepiamo oggi essere “natura”. L’immaginario che nutriamo nei confronti di questo tema è certamente figlio di un’attenzione spropositata da parte dei media e di una cultura green (a tratti modaiola) che l’artista intende sottoporre a un ripensamento sostanziale, instaurando parallelismi e paradossi.
Il termine natura morta appare per la prima volta intorno agli anni cinquanta del Seicento, e deriva dall’olandese vie coye e still-leven, cioè natura sospesa, immobile.
Dopo secoli d’iconografia sul tema si è giunti nel XX secolo fino alla sua “dissoluzione” nell’astrazione installativa, a una decostruzione e scomposizione della forma che scaturisce dall’esigenza di moltiplicarsi in una visione fluida. Un passaggio dall’elemento naturale all’oggetto in-naturale e viceversa.
Nel progetto pensato per la Kunsthalle Eurocenter Lana, l’analisi di Nacciarriti si concretizza nel rapporto sostenuto dall’interazione di differenti elementi: l’artificio e la natura, la storia e il contesto temporale, la forma e l’evoluzione. Egli mette in scena e documenta la meccanica della trasformazione, la fisiologia di una neo-natura morta e il suo processo di sviluppo, fino a una conseguente forma di metabolizzazione e ripensamento del concetto attraverso una nuova sensibilità tutta contemporanea.
Ne nasce un’iconografia inedita, irriverente, cinica. La mostra è una riflessione critica e paradossale sulla morfologia di un soggetto che sembra aver finalmente conquistato una certa autonomia e libertà espressiva. Dopo che la cultura di massa, la televisione, i social media e i pensieri liquidi che scaturiscono dalla globalizzazione stessa, hanno cambiato il modo di guardare alle cose, anche i grandi topos della storia dell’arte rivivono attraverso un approccio critico pregno di questa fluidità e dei grandi temi dell’oggi. 

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