ITA
ENG

136. POST-WATER

NARCISO 4.0 E L'UTOPIA DEL MONDO MODERNO

testo di Andrea Lerda, pubblicato nel catalogo della mostra Post-Water, Museo Nazionale della Montagna di Torino, 2018.

0 Post Water Museo Nazionale Montagna Torino a cura di Andrea Lerda acqua narcisismo ecologia antropocene WILLIAM HENRY JACKSON

William Henry Jackson, Photochrom Co., Castle Geyser, Yellowstone National Park, 1898. Stampa in fotocopia (Photocrhrom Co.) da negativo originale di William Henry Jackson,17x22,7 cm. Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna – CAI Torino. Fondo Fotocromie


Quando nel 1979 Christopher Lasch parlava di “fallimento del liberalismo”(1), stava già delineando i tratti salienti della società iperglobalizzata del ventunesimo secolo.
Lo storico e sociologo statunitense ha descritto l’uomo contemporaneo come preda della cultura dell’individualismo, costantemente alla ricerca della felicità e vittima di una crescente preoccupazione narcisistica del sé.
Lontano dalle dinamiche acquisitive della cultura ottocentesca, l’individuo moderno risponde a un bisogno di “gratificazione immediata”(2) e di “insoddisfazione perenne”(3).
A cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta del Novecento, Lasch ci parla dunque di un narcisismo moderno che impedisce di guardare al passato, ormai identificato con modelli di consumo superati, e tantomeno capace di pensare e di affrontare il futuro.
Oggi, quasi quarant’anni dopo, ci troviamo di fronte al mito irreale della crescita economica illimitata. L’ideologia di benessere, alimentata dalla macchina del progresso a ogni costo, ci sta conducendo verso un chiaro e inevitabile fallimento collettivo di proporzioni globali.
La logica sociale del consumo, quella della “sovracrescita”(4), dimentica di confrontarsi con la finitezza della biosfera. Come ha recentemente scritto Wendel Berry, “la pretesa di produttività, di redditività ed efficienza [...], potere, meccanizzazione e automazione senza limiti, per un certo tempo possono arricchire e conferire autorità ai pochi, ma prima o poi ci distruggeranno tutti”(5).

SEBASTIAN DIAZ MORALES 1

2Post Water Museo Nazionale Montagna Torino a cura di Andrea Lerda acqua narcisismo ecologia antropocene JEPPE HEIN 

In ordine: Sebastián Díaz Morales, Oracle, 2007, installazione video, 11’. Courtesy l’artista e carlier ⎥ gebauer, Berlino; Jeppe Hein, Who Am I Why Am I Where Am I Going, 2017, alluminio verniciato a polvere, tubi al neon, specchio a due vie, acciaio verniciato a polvere, trasformatori, 100x100x10 cm. Courtesy König Galerie, Berlino, 303 Gallery, New York e Galleria Nicolai Wallner, Copenhagen. Crediti fotografici Studio Jeppe Hein / Florian Neufeldt

 

Oggi abbiamo a portata di mano qualsiasi oggetto ed esperienza. Per contro manchiamo di consapevolezza, in quanto partecipi di un atteggiamento narcisistico che coinvolge l’intera comunità globale. Rassicurati dai progressi della scienza, crediamo infatti che le nuove tecnologie siano in grado di fornire soluzioni a tutti i problemi che l’azione antropica smisurata produce.
Ma siamo sicuri che benessere, felicità e progresso possano essere raggiunti esclusivamente attraverso un costante aumento dei consumi, del potere d’acquisto e di una crescita economica smisurata? 


3Post-Water. Exhibition view at Museo Nazionale della Montagna 2018 Museo Nazionale della Montagna CAI Torino 1 4Post-Water. Exhibition view at Museo Nazionale della Montagna 2018 Museo Nazionale della Montagna CAI Torino 2 5Post-Water. Exhibition view at Museo Nazionale della Montagna 2018 Museo Nazionale della Montagna CAI Torino

Vedute della mostra Post-Water al Museo Nazionale della Montagna, Torino 2018. Courtesy Museo Nazionale della Montagna CAI Torino.


Sembra piuttosto corretta la tesi secondo cui la sopravvalutazione della posizione umana, la credenza nello “statuto miracoloso del consumo”(6), assieme al “delirio tecnico-scientifico”(7) abbiano definitivamente eliminato il “paradigma Gaia”(8).
Mai come oggi il mito di Narciso è un riferimento adeguato per descrivere l’atteggiamento patologicamente autolusinghiero dell’uomo. Immerso nell’universo effimero dell’era digitale, sembra essere incapace di vedere la realtà in maniera obiettiva. Siamo intrappolati dal nostro riflesso, come Narciso lo era del suo. L’acqua limpida in cui il figlio della ninfa Lirìope si specchia, moltiplica all’infinito le immagini del suo volto e così facendo lo priva di se stesso. Ignaro e attratto da una fonte ingannatrice, si perde nel contemplare la propria “ingannevole bellezza”(9) senza riuscire a vedere.
La tendenza della società contemporanea di specchiarsi e di riflettersi nella propria immagine di potenza, e la fiducia nell’equazione consumo=crescita=felicità, rischia di portarci a morire dello stesso veleno di cui fu vittima il giovane Narciso. Non cogliere l’atteggiamento distruttivo che il genere umano impone alle risorse naturali del pianeta Terra, significa perdere il senso di “appartenenza a una successione di generazioni”(10).

L’acqua, il più essenziale elemento naturale che genera e garantisce il mantenimento della vita, è solamente uno dei beni che soffrono la crisi acuta del senso di responsabilità del nostro tempo.
Fusione dei ghiacciai, inquinamento dei mari e degli oceani, desertificazione dei laghi e dei fiumi. Sono le immagini più inquietanti che l’era dell’Antropocene è stata in grado di produrre, alterando gli equilibri naturali a ogni livello.
La diminuzione delle risorse idriche e il loro crescente stato di inquinamento sono la conseguenza dell’affermarsi di modelli di sviluppo che violano i cicli vitali. Vandana Shiva, parlando della scarsità dell’acqua come un fenomeno che il genere umano ha creato, afferma che “a ognuno di questi livelli l’uomo contemporaneo ha abusato della Terra, distruggendone la facoltà di ricevere, assorbire e immagazzinare acqua”(11).
Tuttavia, la macchina dell’economia globale, alimentata dalla nostra “mentalità consumatrice”(12), non conosce sosta. Tutte queste scene sono ormai note ma per lo più accettate e considerate come conseguenza necessaria al mantenimento di uno status quo irrinunciabile. 


6 Post Water Museo Nazionale Montagna Torino a cura di Andrea Lerda acqua narcisismo ecologia antropocene MARIO FANTIN3

8 Post Water Museo Nazionale Montagna Torino a cura di Andrea Lerda acqua narcisismo ecologia antropocene Laura Pugno FM 02

8bisPost Water Museo Nazionale Montagna Torino a cura di Andrea Lerda acqua narcisismo ecologia antropocene Olivo Barbieri

In ordine: Mario Fantin, Spedizione Groenlandia sud-orientale: missione etnografica e archeologica, luglio-agosto 1966, stampe alla gelatina bromuro d’argento 23,6x18 cm. Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna – CAI Torino. Fondo Mario Fantin; Laura Pugno, A futura memoria, 2018, calchi in jesmonite, dimensioni varie. Courtesy l’artista e Galleria Alberto Peola, Torino; Olivo Barbieri, Ivanpah Solar Electric Generating System CA, 2017, stampa a getto d’inchiostro su carta cotone, 11x146 cm. Courtesy l’artista e Galleria Mazzoli, Modena-Berlino


Se fino a qualche anno fa la priorità era di salvaguardare i ghiacci polari, oggi la necessità è quella di regolamentarne il traffico marittimo. Nel 2017 l’International Maritime Organization (IMO) ha infatti varato il Polar Code che, assieme alla Convenzione SOLAS, introduce una serie di normative per il controllo della cosiddetta “rotta marittima del Nord” e per la tutela delle condizioni di sicurezza dei passeggeri che vi transitano (13).
Un anno prima, oltre mille turisti hanno preso parte alla prima crociera di grandi dimensioni lungo il Passaggio a Nord Ovest a bordo della Crystal Serenity. “Un’esperienza da sogno” e “un traguardo memorabile” hanno commentato Edie Rodriguez, CEO dell’omonima compagnia e Birger J. Vorland, capitano della nave. Dalle immagini di orsi polari, diventati testimonial per le campagne di sensibilizzazione, a quelle di giovani innamorati in viaggio di nozze attraverso i nuovi paradisi marini del Nord, il passo è veramente breve.
Una delle più grandi riserve d’acqua dolce del nostro pianeta sta rapidamente spalancando le proprie porte al futuro che, ancora una volta, chiede ad alta voce di poter marciare. In un domani molto vicino potremo così godere di una nuova via commerciale, più veloce ed economica, su cui nazioni come la Cina e la Russia hanno da tempo rivolto le proprie strategie politiche e i propri interessi economici. D’altronde, secondo il World Water Development Report 2018 dell’Unesco (14) entro il 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i dieci miliardi di individui. 

10 Post Water Museo Nazionale Montagna Torino a cura di Andrea Lerda acqua narcisismo ecologia antropocene Federica Di Carlo

10 Post Water Museo Nazionale Montagna Torino a cura di Andrea Lerda acqua narcisismo ecologia antropoceneGAYLE CHONG KWAN   DETAIL1

Federica Di Carlo, Cassandra’s eye, 2018, fotografie digitali su pellicole plastiche, dimensioni ambientali. Courtesy l'artista. Foto Jacopo Nocentini; Gayle Chong Kwan, Coralities, 2018, stampa fotografica vinilica, dimensioni ambientali. Courtesy l’artista e Galleria Alberta Pane, Venezia. Le opere sono state prodotte dal Museo Nazionale della Montagna di Torino.


Soddisfare le esigenze di un numero così alto di persone sarà inevitabile. Assisteremo a un ulteriore incremento delle rotte commerciali, della produzione industriale e di quella agricola, con le conseguenze immaginabili che tutto ciò comporterà. La domanda globale di acqua, che è già aumentata a un tasso dell’1% ogni anno in funzione della crescita demografica, dello sviluppo economico e dei cambiamenti nei modelli di consumo, incrementerà ulteriormente.
All’interno di questo paesaggio, in cui prevale l’indifferenza da parte dei poteri politici ed economici nei confronti della crisi idrica e delle conseguenze che le dinamiche di sviluppo hanno sullo stato dell’acqua, gli scenari di un futuro post-water sembrano facilmente prevedibili. Analizzando i fatti alla luce del presente, possiamo comprendere come le ripercussioni future sulle risorse naturali, sulle condizioni della biosfera e sulla vita dell’uomo in primis, non si preannunciano positive.
Secondo Jeff Peakall, professore di Process Sedimentology presso l’Università di Leeds, non è tanto la Terra a essere in pericolo quanto l’uomo. Mentre noi siamo probabilmente destinati a estinguerci, il nostro pianeta procederà nel suo percorso naturale di vita. Il punto allora potrebbe non essere legato a quanto l’impatto antropico sia devastante sul lungo periodo. Piuttosto, quanto la gestione del nostro pianeta e di una risorsa fondamentale come l’acqua avvenga secondo modalità non sostenibili, e dunque dannose, nel breve periodo. La conclusione, come ha scritto Serenella Iovino, “è che questa modernizzazione ha progressivamente allontanato l’umano da se stesso”(15).

12Post-Water. Exhibition view at Museo Nazionale della Montagna 2018 Museo Nazionale della Montagna CAI Torino 3 16Post-Water. Exhibition view at Museo Nazionale della Montagna 2018 Museo Nazionale della Montagna CAI Torino 4

Vedute della mostra Post-Water al Museo Nazionale della Montagna, Torino 2018. Courtesy Museo Nazionale della Montagna CAI Torino.


Il “carattere utopico”(16) del cammino intrapreso rende allora indispensabile la riscoperta della nostra capacità di “saper vedere”. Evitare la fine di Narciso implica un cambio di posizione. Significa rompere l’incantesimo di uno sguardo estatico, in favore di un’analisi più obiettiva e consapevole della realtà. Qualcuno potrebbe sostenere che, affidandoci alle potenzialità sempre più sofisticate della tecnica e della scienza, saremo in grado di superare ogni crisi. Ma le risorse idriche sono limitate. L’acqua è un bene rinnovabile ma non incrementabile e la sola scienza non basta. Sempre secondo il WWDR 2018, la soluzione da adottare per rispondere alle più urgenti sfide idriche del ventunesimo secolo è quella delle Nature Based Solutions (NBS). Impiegando soluzioni offerte dalla natura e imitando processi naturali che sono da sempre di fronte ai nostri occhi, potremo riequilibrare il ciclo idrico e mitigare gli effetti del cambiamento climatico, garantendo al contempo un incremento delle quantità di acqua e una crescita sostenibile che garantisca la sopravvivenza dell’uomo.

17Post Water Museo Nazionale Montagna Torino a cura di Andrea Lerda acqua narcisismo ecologia antropocene Mario Fantin

18Post Water Museo Nazionale Montagna Torino a cura di Andrea Lerda acqua narcisismo ecologia antropocene Bepi Ghiotti

In ordine: Sergio Viotto, Spedizione italiana al Karakorum. K2 sorgente di acque termali sulfuree nei pressi di Chogo. Da sinistra Lino Lacedelli, Cirillo Floreanini, Carlo Mauri, 1954, stampa alla gelatina bromuro d’argento, 29,7x39,7 cm. Fondo Mario Fantin, Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna – CAI Torino. Fondo Mario Fantin; Bepi Ghiotti, Unknown source, Bali, 2015, stampa Giclée montata su lastra Dibond, 124x158 cm. Courtesy l’artista. L'opera è stata prodotta dal Museo Nazionale della Montagna di Torino.


Per risintonizzarci con questi processi è dunque necessario un cambio di rotta. Occorre portare a compimento un processo di “redenzione spirituale” e “mandare a spasso il nostro caro Ego”(17). Dobbiamo liberare lo sguardo, rompere l’incantesimo che ci rende ciechi e abbandonare la posizione “esterna” tanto cara a Narciso. Immersi in questo spazio nuovo, il riflesso ci è precluso, la superficie incantatrice si frantuma e il corpo si smaterializza. Come scrive Cécile Guérard, l’“Io diventa solubile”(18).
“L’epoca della Grande Cecità”(19) ci fa vivere questa esperienza in maniera ogni giorno più brutale. Inondazioni e alluvioni sempre più disastrose ci portano a compiere questa immersione in maniera dolorosa e mortale. Ma l’acqua è per sua natura un elemento vitale. Pur confidando nelle grandi capacità della ricerca scientifica, serve dunque ristabilire un contatto autentico e primordiale con tutti i cicli naturali, per riprendere il controllo della nostra andatura, mettendo da parte il mito della velocità dal quale siamo posseduti. Questo “essere nell’acqua” cancella la nostra immagine e grazie a questo bagno, che diventa una sorta di “meditazione orizzontale”(20), possiamo uscirne rigenerati. Perdiamo il nostro riflesso e ci trasformiamo in qualcosa di nuovo.

18Post Water. Exhibition view at Museo Nazionale della Montagna 2018 Museo Nazionale della Montagna CAI Torino 5

19Post Water. Exhibition view at Museo Nazionale della Montagna 2018 Museo Nazionale della Montagna CAI Torino6

20Post Water Museo Nazionale Montagna Torino a cura di Andrea Lerda acqua narcisismo ecologia antropocene ANA MENDIETA

In ordine: Vedute della mostra Post-Water al Museo Nazionale della Montagna di Torino, 2018. Courtesy Museo Nazionale della Montagna CAI Torino; Ana Mendieta, Ocean Bird (Washup), 1974 Super-8 colore, film muto trasferito su DVD. 4’09’’. Courtesy Collezione La Gaia; The Estate of Ana Mendieta Collection, LLC. Copyright The Estate of Ana Mendieta Collection, LLC.


Perché “la felicità si trova nell’acqua [...] e un bagno di mare è molto più che un bagno di mare: schiavi del nulla, liberati del nostro Io a tendenza narcisistica, facciamo un bagno di assoluto. Ne usciamo con un’idea migliore della vita e di noi stessi, come se il mare, prodigio di cure, ci avesse dato la sua assoluzione...”(21).

 

POST-WATER
A cura di Andrea Lerda
Museo Nazionale della Montagna, Torino
26.10.18 - 17.03.19
In mostra opere di: Andreco, Georges-Louis Arlaud, Marcos Avila Forero, Olivo Barbieri, Gayle Chong Kwan, Caretto/Spagna, Jota Castro, Sebastián Díaz Morales, Federica Di Carlo, Mario Fantin, Bepi Ghiotti, William Henry Jackson, Adam Jeppesen, Francesco Jodice, Jeppe Hein, Frank Hurley, Peter Matthews, Ana Mendieta, Studio Negri, Giuseppe Penone, Pennacchio Argentato, Paola Pivi, Laura Pugno, Gaston Tissandier.

 

1) Christopher Lasch, Introduzione a La cultura del narcisismo. L’individuo in fuga dal sociale in un’età di disillusioni collettive (titolo originale The culture of narcissism, 1979), Gruppo Editoriale Fabbri-Bompiani, Milano 1981, p. 8.
2) Ivi, p. 11.
3) Ibid.
4) Serge Latouche, La scommessa della decrescita (titolo originale Le pari de la décroissance, 2006), Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 2009, p. 28.
5) Wendell Berry, La strada dell’ignoranza, Edizioni Lindau, Torino 2015, p. 17.
6) Jean Baudrillard, La società dei consumi. I suoi miti e le sue strutture (titolo originale La societé de consommation. Ses mytes ses structures, 1974), Il Mulino, Bologna 1976, p. 25.
7) Serge Latouche, Op. Cit., p. 35.
8) A tal proposito Serge Latouche scrive: “Eliminando la capacità di rigenerazione della natura, riducendo le risorse naturali a una materia prima da sfruttare invece di ‘attingerne’, la modernità ha eliminato [il] rapporto di reciprocità”, Op. Cit. p. 13.
9) Ovidio, Le Metamorfosi, Vol. I, Gruppo Editoriale Fabbri-Bompiani, Milano 1988, p. 173.
10) Christopher Lasch, Op. Cit., p. 17.
11) Vandana Shiva, Le guerre dell’acqua (titolo originale Water Wars: Privatisation, Pollution and Profit, 2002), Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano 2003, p. 18.
12) Jean Baudrillard, Op. Cit., p. 25.
13) “The International Maritime Organization (IMO) has adopted the International Code for Ships Operating in Polar Waters (Polar Code), and related amendments the International Convention for Safety of Life at Sea (SOLAS) to make it mandatory, marking an historic milestone in the Organization’s work to protect ships and people aboard them, both seafarers and passengers, in the harsh environment of the waters surrounding the two poles”. http://www.imo.org/en, pagina consultata il 4 luglio 2018.
14) Da http://unesdoc.unesco.org/ images/0026/002614/ 261424e.pdf, pagina consultata il 4 luglio 2018.
15) Serenella Iovino, Ecologia Letteraria. Una strategia di sopravvivenza, Edizioni Ambiente, Milano 2006, p. 36.
16) Hans Jonas, Il principio di responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica (titolo originale Das Prinzip Verantwortung, 1979), a cura di Pier Paolo Portinaro, Giulio Einaudi Editore, Torino 1990, p. 29.
17) Cécile Guérard, Piccola filosofia del mare. Da Talete a Nietzsche (titolo originale Philosophie légère de la mer, 2006), Ugo Guanda Editore, Parma 2010, p. 29.
18) Ivi, pp. 52-54.
19) Amitav Ghosh, La Grande Cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile, Neri Pozza Editore, Vicenza 2017, p. 18.
20) Cécile Guérard, Op. Cit., p. 41.
21) Ivi, pp. 55-56.