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106. BEYOND LANDSCAPE

VISIONI DI PAESAGGIO NEL III MILLENNIO

Il progetto espositivo, promosso da Platform Green e curato da Andrea Lerda, è visibile fino al 29 ottobre 2016 presso la galleria Renata Fabbri arte contemporanea di Milano. Sophie Ko, Petra Lindholm, Laura Pugno, Marco Strappato, Giorgia Severi, Cosimo Veneziano e Adéla Waldhauserová sono gli artisti che partecipano al progetto.

Il testo di Andrea Lerda è un estratto dal catalogo alla mostra

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Adéla Waldhauserová, Landscape as the object of photography, 2015, tecnica mista, installazione ambientale

Proseguendo nel lungo percorso di analisi del topos del paesaggio, Beyond Landscape è una mostra che, attraverso il lavoro di 7 artisti italiani e internazionali, intende monitorare e presentare la ricerca di alcune tra le giovani figure protagoniste dell’arte contemporanea che procede in questa direzione.
Il termine paesaggio identifica da sempre una porzione di ambiente naturale che viene per convenzione circoscritta e contraddistinta da specifici caratteri estetici e formali; tuttavia, dopo svariate letture critiche e innumerevoli argomentazioni in merito, possiamo affermare che quei paesaggi sono costruzioni mentali che l’uomo si è imposto.
Partendo da questa premessa, il progetto Beyond Landscape intende sottolineare come la dimensione del paesaggio possieda confini di difficile demarcazione, costantemente in evoluzione e in dialogo con le dinamiche e gli accadimenti sociali, culturali ed economici.
Si tratta infatti di un luogo indefinito e indefinibile, ma allo stesso tempo riconoscibile nella sua “realtà plurale”(1) , che Pier Paolo Pasolini ha ampiamente tentato di descrivere e di argomentare nei suoi scritti e nei suoi film. Un paesaggio che “non è solo natura né solo cultura. E’ piuttosto la forma del loro stratificarsi e concrescere nel corso della storia”(2) ; il palcoscenico all’interno del quale recitano la loro parte cultura, ambiente naturale, uomo, potere politico ed economico.
Per questa ragione, il progetto costituisce il pretesto per andare oltre, sollevando riflessioni e considerazioni più ampie ed articolate rispetto alla semplice esperienza estetica o contemplativa, che fin dalle sue origini ha contraddistinto questo genere.

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 Beyond Landscape, veduta della mostra da Renata Fabbri arte contemporanea, Milano

Dunque, paesaggio non solo come tipologia artistica, ma come mezzo di analisi, carico di nuovi valori, in stretto dialogo con il presente.
Varcare i limiti per configurare altri paesaggi è quanto ha già indicato Gerardo Mosquera, che nel catalogo alla mostra Perduti nel paesaggio (Mart 5 aprile - 31 agosto 2014) evidenzia come, a seconda dei differenti approcci “i paesaggi possono cambiare quello che ci comunicano: possono risultare più “sociali”, “soggettivi”, “culturali” piuttosto che “mistici”, “estetici” e così di seguito. E la nostra soggettività, esperienza, cultura, ideologia e situazione sociale condizionano il modo in cui percepiamo, organizziamo e interpretiamo i paesaggi”(3).
L’esperienza estetica del paesaggio, quello naturale, nella realtà contemporanea si consuma molto spesso senza una relazione diretta con esso. La pratica odierna, generalizzata, dell’utilizzo di supporti tecnologici come iPad e Smartphone ha dato vita a paesaggi surrogati, arruolati per un unico fine: veicolare immagini accattivanti in grado di catturare l’attenzione di milioni di soggetti identificati come fruitori commerciali. Dunque, la fotografia, e con essa il video, dopo aver surclassato la carta stampata, sono i luoghi all’interno dei quali sempre più di frequente si consuma un confronto intimo tra l’uomo e ciò che viene definito paesaggio, assieme ai suoi valori, le criticità e le problematiche che lo riguardano.
Questo significa che i confini stessi del termine paesaggio sono deflagrati verso una pluralità di direzioni estremamente ampia. Le sue modalità di rappresentazione sono inevitabilmente cambiate e il nostro bisogno di esprimere una relazione con esso non si manifesta più secondo visioni idilliache, tanto meno mediante inquadrature e ritratti bucolici o fedeli. L’allontanamento progressivo dell’uomo dalla natura e al tempo stesso il suo incessante e crescente bisogno di ritrovarla, anche laddove questo non sia possibile, generano un fenomeno di mercificazione del paesaggio, che attraverso persuasione e retorica (4) , ha contribuito alla nascita di quello che Michael Jakob definisce “onnipaesaggio” (5). 

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Marco Strappato, Untitled (Ground), 2015, cemento, marmo Portoro 10cm Ø, iPad (video in loop), dimensioni variabili; Untitled (35-5), 2013, stampa fotografica, pagina di rivista, pellicole di plastica, pittura spray dittico, 40x60cm ca. ciascuno

Questa nuova condizione ha probabilmente due origini molto precise: la prima è lo sbarco sulla Luna, che nel 1969 ci restituisce l’immagine del nostro pianeta visto dal suo unico satellite naturale: un “geroglifico totale”(6) che comprende tutti i paesaggi possibili. Il secondo è l’avvento di internet, la rete globale che dalla sua nascita ha permesso di annullare ogni tipo di distanza, consentendo l’accesso ad ogni angolo del mondo attraverso un semplice monitor.
Ma questi sono solamente i due grandi cambiamenti che hanno portato alla genesi di un nuovo modo di relazionarsi con il paesaggio, di sentire e di vedere ciò che ci circonda. Da quegli episodi storici, tutto si è sviluppato secondo un principio di causa-effetto, con esiti imprevedibili ed estremamente rapidi.
Come non tenere dunque in considerazione tutto ciò? Come non considerare questo bombardamento di immagini digitali che caratterizza il nostro quotidiano? Il modo di vedere e di relazionarci alle immagini, condiziona inevitabilmente la maniera in cui sentiamo il paesaggio. Lo sguardo, nuovo, e le sue problematiche, non possono essere tenute fuori dal campo di azione degli artisti che modificano il loro modo di creare e di dare forma al paesaggio e al mondo.

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Cosimo Veneziano, Il pallido contorno del sole, 2013-2014, disegni a china su acetato e carta cotone, 50x60 cm ciascuno, basi in ferro, 140x120x40 cm ciascuna

Complice dunque l’epoca in cui viviamo, l’uomo si rifugia all’interno di mondi virtuali, fuggendo molto spesso dalla riscoperta autentica di quel contatto primordiale che fin dalle origini del mondo lo ha portato ad essere parte integrante della natura e con essa del paesaggio.
La complessità poi di una sua definizione semantica precisa, così come avviene nel caso del termine natura, evidenzia ancora una volta il fatto che uomo, natura e paesaggio non sono altro che la medesima cosa. Inoltre, essa cela al suo interno la problematica dalla quale siamo partiti, ossia che non è più possibile identificare e riconoscere questo genere mediante parametri nettamente definiti.
In quest’ottica, Beyond Landscape, vuole sottolineare come la costruzione di senso relativo a questo termine e genere, e al tempo stesso la sua decostruzione, sia un fenomeno più che mai in atto.
I lavori degli artisti presenti in mostra, evidenziano come la sua dimensione venga formalizzata secondo modalità totalmente distanti da quelli che sono i suoi tratti comunemente riconoscibili e riconosciuti.

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Laura Pugno, Textures, 2016, mixed media, environmental installation

Beyond Landscape presenta una serie di opere che smontano dunque l’idea precostituita di paesaggio. L’esperienza estetica che viene fornita allo spettatore non segue le sue caratteristiche tradizionali di presentazione e rappresentazione, al contrario, esso è proposto secondo modalità formali differenti, che solo in parte alludono a ciò che tradizionalmente riconosciamo e identifichiamo come tale, suggerendo punti di vista nei quali non esiste un’unità tra visione e rappresentazione. I medium utilizzati: scultura, installazione, fotografia, pittura e disegno, propongono un risultato estetico che evidenzia una dissonanza tra il dato oggettivo e quello soggettivo. Proprio in questo punto fondamentale risiede l’intento della mostra: parlare di paesaggio senza il paesaggio. Poiché esso è oltre, al di là di ogni consuetudine, ridefinito ogni istante dal tempo che passa e dagli eventi che si susseguono, all’interno di un mondo globalizzato, nel quale non esistono più limiti spazio-temporali o barriere mentali che impediscano al pensiero di assecondare collegamenti ipertestuali e di deflagrare in ogni direzione possibile.

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In ordine: Installation view con al centro: Giorgia Severi, Albedo, 2016, telo bianco di tessuto geotessile, 5x2,5x1,5 mt; Petra Lindholm, Sky Burial, 2015, seta, poliestere, getti d'inchiostro e pigmenti su legno, 49x68 cm; Falling into Sea, 2015, seta, poliestere, getti d'inchiostro e pigmenti su legno, 40,5x52,5

BEYOND LANDSCAPE
Sophie Ko, Petra Lindholm, Laura Pugno, Marco Strappato, Giorgia Severi, Cosimo Veneziano e Adéla Waldhauserová
a cura di Andrea Lerda
Renata Fabbri arte contemporanea, Milano
Fino al 29 ottobre 2016

(1) Serenella Iovino, Ecologia letteraria. Una strategia di sopravvivenza, Edizioni Ambiente, 2006, p.105.
(2) Ibid., p. 105.
(3) Gerardo Mosquera, Perduti nel paesaggio, testo al catalogo della mostra, Mart 5 aprile - 31 agosto 2014, p. 23.
(4) Il riferimento nasce dalla constatazione che dopo lunghi anni di oblio, la retorica, applicata alla pubblicità, è tornata in auge come potente strumento persuasivo moderno. Per una lettura completa e approfondita si veda: Annalisa Cattani, Pubblicità e retorica. Meccanismi argomentativi della persuasione. Lupetti Editore, 2009.
(5) Michael Jakob, Il paesaggio, Universale Paperbacks Il Mulino, Bologna, 2009, p. 7.
(6) Elena Re, Omaggio a Livio, in Paesaggi d’aria. Luigi Ghirri e Yona Friedman / Jean-Baptiste Decavèle, Quaderni del Fondo Luigi Ghirri, Corraini Edizioni, 2016. 

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